Testo, Regia e interpretazione
Elisa Campoverde e Marco Ottolini
Disegno luci – Simone Moretti,
Marco Ottolini e Mattia Sartoni
Scene – Roberto Ranghieri
Ambiente Sonoro
Roberto Ranghieri e Folco Orselli
Maschere – Francesca Lombardi

con il sostegno di
LIBERA. Associazioni, Nomi
e Numeri contro le mafie

produzione
Compagnia CampoverdeOttolini

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Testo, Regia e interpretazione
Elisa Campoverde e Marco Ottolini
Disegno luci – Simone Moretti, Marco Ottolini e Mattia Sartoni
Scene – Roberto Ranghieri
Ambiente SonoroRoberto Ranghieri e Folco Orselli
Maschere – Francesca Lombardi

con il sostegno di LIBERA.
Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie

produzione Compagnia CampoverdeOttolini

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Pietro Sanua muore all’alba del 4 Febbraio 1995 a pochi passi dal mercato di Corsico con un colpo di lupara in testa, che una Fiat Punto grigia scarica contro l’abitacolo del suo furgone.
La Milano che fa da sfondo alla sua storia è un città in pieno fermento, composta da immigrati meridionali trasferiti al nord per migliorare il proprio destino e convinti che l’impegno e il rispetto delle regole siano la strada giusta da percorrere. Una città che dagli anni 60 vive un’enorme crescita economica e demografica.

Ma i grandi palazzi che ospitano i nuovi lavoratori sono anche i contesti dove inizia a crescere la presenza ‘ndranghetista. In quegli stessi anni Piero si traferisce a Milano per trovare quell’occasione che in Basilicata non avrebbe mai incontrato; inizia a vendere fiori agli angoli delle strade, apre il suo primo banco al mercato, ne diventa fiduciario, incontra l’amore di Francesca per poi vederlo messo in crisi giocandoselo a carte, apre la prima sede milanese del centro antiracket SOS Impresa, si candida alle elezioni amministrative, diventa padre di famiglia e garante del lavoro degli altri ambulanti, come sindacalista. Ma in quegli anni la mafia sfiora ogni cosa. In quegli anni nella periferia ovest di Milano ti capita di incontrare la mafia bevendoti un caffè. Camminando per strada. Tra i banchi di frutta e verdura.

Pietro Sanua o Piero, come lo chiamano tutti, è un immigrato, un commerciante, un sindacalista, un politico, un tifoso del Milan, un padre e un marito. Questa è semplicemente la storia di un uomo.

Pietro Sanua muore all’alba del 4 Febbraio 1995 a pochi passi dal mercato di Corsico con un colpo di lupara in testa, che una Fiat Punto grigia scarica contro l’abitacolo del suo furgone.
La Milano che fa da sfondo alla sua storia è un città in pieno fermento, composta da immigrati meridionali trasferiti al nord per migliorare il proprio destino e convinti che l’impegno e il rispetto delle regole siano la strada giusta da percorrere. Una città che dagli anni 60 vive un’enorme crescita economica e demografica.

Ma i grandi palazzi che ospitano i nuovi lavoratori sono anche i contesti dove inizia a crescere la presenza ‘ndranghetista. In quegli stessi anni Piero si traferisce a Milano per trovare quell’occasione che in Basilicata non avrebbe mai incontrato; inizia a vendere fiori agli angoli delle strade, apre il suo primo banco al mercato, ne diventa fiduciario, incontra l’amore di Francesca per poi vederlo messo in crisi giocandoselo a carte, apre la prima sede milanese del centro antiracket SOS Impresa, si candida alle elezioni amministrative, diventa padre di famiglia e garante del lavoro degli altri ambulanti, come sindacalista. Ma in quegli anni la mafia sfiora ogni cosa. In quegli anni nella periferia ovest di Milano ti capita di incontrare la mafia bevendoti un caffè. Camminando per strada. Tra i banchi di frutta e verdura.

Pietro Sanua o Piero, come lo chiamano tutti, è un immigrato, un commerciante, un sindacalista, un politico, un tifoso del Milan, un padre e un marito. Questa è semplicemente la storia di un uomo.

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