Testo, Regia e Interpretazione
Elisa Campoverde e Marco Ottolini

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Una  notte al Barfly.

Hank e Gin, avventore e poeta il primo, barista la seconda, vivono il Barfly come casa.
Una sera Hank, spalanca la porta del locale e ferma tutto.
Blocca le chiacchiere tra i tavolini e interrompe anche Gin, presa a servire i clienti del suo bar.
Da questa interruzione nasce la notte al Barfly.
Hank, cinico poeta operaio, usa la sua scrittura per fuggire dalla banalità della ripetizione.
Ma alla perdita del suo posto di lavoro, sprofonda nel senso di precarietà che in fabbrica riusciva a mitigare.
La sua ironia pungente guarda il mondo con la disillusione dello spettatore di fronte all’ennesima replica di una storia nata già scontata.
Le sue giornate diventano camminate errabonde che finiscono al bar.
O meglio, al Barfly. E le sue fantasie prendono voce.

Nato su palco, Dammi la tua Fine ha trovato il suo ambiente naturale nel site specific, creando un rapporto unico tra spettatore e scena. Il pubblico, seduto tra i tavoli del Barfly, diventa avventore, presenza da contendersi e, in fine, confidente di Hank e Gin che, in una sera come tante, mettono a nudo se stessi, i propri sogni e il proprio passato. Il primo, un perdigiorno, uno spiantato, poeta e sognatore, ormai vive il locale come una casa. La seconda, di quella casa ne ha fatto il posto di lavoro .

Il mondo di Dammi la tua Fine è ricolmo di bottiglie vuote, tasti di una macchina da scrivere, piccoli stracci che si trasformano in grandi rivoluzioni.

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