Zia severina è in piedi

venerdì 8 aprile, ore 21.00
teatro

Zia Severina è in piedi
Casanova&Scuderi
testo e regia Carolina De La Calle Casanova
con Valentina Scuderi
light designer Petra Trombini
assistente alla regia Chiara Boscaro
coproduzione Associazione K.

in collaborazione e con il patrocinio del Comune di Milano
Festival Beni Confiscati di Mialno, Zona 9 di Milano e Libera.
Spettacolo finaslita al Festival Tagad’Off (Inzago) 2014, 3° Premio al Premio Sonia Bonacina 2015.

 

“Credo che quello che sta facendo questa compagnia teatrale abbia del rivoluzionario. A memoria non ricordo niente di simile. Portare spettacoli teatrali sulla mafia nelle zone, nelle vie, nei cortili, nei quartieri della mafia. Come hanno fatto a Niguarda, per esempio, dove Zia Severina ha vissuto per una vita intera. Hanno riportato Zia Severina – una delle poche persone che ha avuto il coraggio di denunciare e opporsi al racket delle case popolari – nelle sue strade, le stesse strade che non hanno smesso di essere presidiate dagli uomini delle cosche. A me sembra un gesto rivoluzionario, se paragonato anche ai discorsi di chi l’antimafia a volte la fa di professione e poi in periferia – dove le mafie abitano, comandano, propagano violenza e arroganza – si dimentica spesso di venire”.

Giuseppe Catozzella [II Festival dei beni confiscati, Milano, 2014]

 

Nel quartiere Niguarda di Milano se la ricordano in tanti zia Severina, barricata fino all’ultimo nella sua casa popolare di quaranta metri quadrati in balia di una cosca che voleva portagliela via.

E’ una storia di resistenza e di dignità, di lotta silenziosa e totale alla mafia compiuta con l’unico mezzo di cui è in possesso un’anziana donna: l’ostinazione. In scena una giornata come tante per zia Severina: un ragazzo, soprannominato “Mongolfiera”, giovane recluta della ‘ndrangheta si nasconde nella sua casa per intimidirla ed indurla ad andare via.

Nella sua situazione ci sono tante altre famiglie nel quartiere e in tanti hanno già capitolato. Ma Zia Severina al posto della violenza sceglie di rapportarsi al suo carnefice, come una nonna, una madre, cercando di instaurare con lui una relazione fondata sul dialogo e la comprensione.